kief

Le piante di cannabis possono essere maschio, femmine o miste. Sono le femmine quelle più interessanti, perché le loro infiorescenze vengono raccolte e lavorate per estrarre le sostanze necessarie a creare le nuove medicine, i prodotti per i trattamenti naturali e anche quelli per il “fumo”.

I fiori raccolti ed essiccati si chiamano marijuana e hanno quella caratteristica forma di erba o muschio secco che vediamo nelle cartine o nelle buste. I fiori, però, producono anche una resina. Questa viene ugualmente raccolta e lavorata e indicata come hashish. Nell’hashish i componenti allucinogeni sono in quantità molto elevata, per cui quando viene bruciata si liberano tutti gli effetti pesanti per il cervello.

Prima di realizzare l’hashish è possibile ottenere una pasta allo stato grezzo che viene utilizzata come aggiunta all’interno delle sigarette da cannabis, per riuscire ad avere effetti più forti e intensi. Questa pasta oleaosa prodotta dai fiori viene chiamata: kief (o kif)

Come viene usato il Kief

Come abbiamo accennato, la resina è ricca di sostanze allucinogene, queste solitamente compongono l’hashish allo stato grezzo, che prende il nome kief. La parola viene dalla lingua araba perché proprio dai Paesi del Medio Oriente è entrato in uso questo metodo per “arricchire” il fumo di effetti particolari.

Il kief è un modo rapido per ottenere l’effetto allucinogeno della cannabis lavorata ma con meno tempo e fatica. Diversi fumatori abituali di cannabis lo aggiungono deliberatamente all’interno della preparazione dell’erba proprio per aumentare la percezione dell’high. Altri lo raggruppano e lo conservano per usarlo non soltanto nelle sigarette ma anche in altri prodotti derivati dalla cannabis legale, per rendere gli effetti del THC in modo più immediato.

Ma come si ottiene la raccolta del kief? E’ facile da realizzare anche in casa?

Come si ricava il Kief?

cannabis kief

Ci sono due metodi più efficaci di tutti per accumulare il kief dalla pianta di cannabis. Uno è il cosiddetto “grinder”: si prende il “grinder” che è una sorta di mortaio attrezzato di grata e doppio fondo.

Quando si mettono le cime di canapa dentro e si macinano, le resine cadranno nel doppiofondo. Dopo alcune macinate si sarà accumulata tanta resina da fare un buon kief.

Il secondo metodo è quello della “sifter box” o “setaccio”: una scatola formata da tre parti, di cui quella di mezzo è una griglia a maglia fine; le cime vengono sistemate su questa parte mediana, quindi la stessa viene chiusa tra le altre due parti della scatola e si scuote il tutto finché la resina non viene setacciata e accumulata al fondo. Svantaggi? Neanche tanti: col grinder faticate un po’ di più perché dovrete ripetere l’operazione più volte, col setaccio forse passa anche qualche impurità ma nell’insieme si ottiene con entrambi un buon prodotto e anche in poco tempo.

Il kief viene poi conservato, dopo averlo raccolto in piccole sfere o pressato come se fossero pillole. C’è anche chi lo mantiene allo stato più grezzo, impiegandolo esclusivamente nel momento in cui sta per fumare una sigaretta normale oppure di cannabis.

Il Kief: controindicazioni per la salute

Il kief non è proprio indicato per la salute, dato che aumenta gli effetti allucinogeni della sigaretta di cannabis. I fumatori lo trovano “più raffinato” perché garantisce un sapore e un effetto del fumo diretti ma allo stesso tempo contenibili, per chi è abituato.

Ma certo chi non ha mai provato potrebbe all’inizio portare dei fastidi, dati appunto dall’aumento degli effetti allucinogeni.

Fare il kief da soli è sicuramente un vantaggio perché permette di dosare la resina e le quantità che si immettono nella sigaretta ma prenderlo da altri significa andare incontro anche ad aggiunte anomale, diverse, che da un lato aumentano l’efficacia del kief ma dall’altro possono essere più nocive. Quindi è sempre meglio produrre il kief da soli attraverso le proprie piante di cannabis.