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marijuana per uso ricreativo

Walter Fratta, professore ordinario di farmacologia dell’università di Cagliari, ha definito la cannabis come una sostanza “a due anime, una positiva e una negativa”.
Per quanto riguarda l’anima positiva della marijuana, il più noto principio attivo è il Delta-9-tetraidrocannabinolo (banalmente il Thc), considerato il capostipite della famiglia dei fitocannabinoidi. Il Thc è ormai da anni considerato infatti un ottimo analgesico e può essere usato per alleviare diversi dolori, soprattutto se altri tipi di analgesici non hanno avuto effetto.

Un analgesico naturale, aiuta i malati di Sla e i pazienti in chemio

La sclerosi multipla è tra le malattie che traggono beneficio dall'uso della cannabis: il Sativex infatti è uno dei farmaci utilizzati dai malati di Sla ed è venduto in undici Paesi, tra cui l'Italia. La cannabis è quindi, con un uso controllato, una sostanza terapeutica a tutti gli effetti, portando grandi benefici dal punto di vista clinico.

Un altro utilizzo della marijuana è per indurre la fame a soggetti altrimenti inappetenti, come pazienti terminali o soggetti a chemio, insomma per stimolare la famosa “fame chimica”. Viene quindi da pensare che possa essere utile in soggetti affetti da anoressia o bulimia, infatti stanno partendo anche i primi studi a riguardo. Esistono pubblicazioni cliniche del dottor Monteleone che hanno verificato che queste patologie agiscono sugli stessi recettori su cui agisce la cannabis anche se non esistono ancora farmaci specifici approvati, perché mancano studi che ne provino l’efficacia, la non tossicità e la mancanza di effetti collaterali.

Ma cosa succede se viene utilizzata la Marijuana per uso ricreativo?

cannabis uso ricreativo

Un uso eccessivo a lungo termine però può creare problemi, soprattutto se non viene utilizzata come rimedio medico.
Secondo i medici il principale effetto negativo è la dipendenza, non tanto dalla sostanza ma dallo stato in cui ci induce, anche perché diversi studi hanno recentemente dimostrato che i forti fumatori di marijuana che smettono possono avete sintomi da deprivazione e ansietà, disturbi del sonno e dolori di stomaco.

D’altro canto il rischio di dipendenza è relativamente basso: solo il 9% di quelli che l’hanno usata sviluppano dipendenza, mentre il 15% dei bevitori diventa dipendente dall'alcool, il 23% degli eroinomani sono dipendenti ed un terzo dei fumatori di tabacco diventano schiavi delle sigarette.

Sembra che esistano comunque categorie a rischio, come gli adolescenti: diversi studi hanno messo in evidenza la pericolosità dell’abuso di cannabis soprattutto nei giovanissimi, che sono molto sensibili agli effetti sul sistema nervoso centrale, con danni che in certi casi rimangono anche in età adulta (anche se la correlazione tra l’uso di marijuana e lo sviluppo di patologie psicotiche o schizofrenie anche in età adulta è stata verificata solo in soggetti con una certa predisposizione). Per quanto riguarda invece le persone adulte, un uomo o una donna che saltuariamente fanno uso di cannabis non vanno incontro a un rischio maggiore rispetto a fumare sigarette o bere superalcolici.

L’uso cronico, invece, può portare a effetti collaterali organici e psichici da intossicazione da cannabis, fra cui ad esempio i sintomi della sindrome amotivazionale, ovvero mancanza di interesse e apatia.

Nessun caso di morte per overdose di marijuana è mai stato registrato, anche perché la dose letale per avvelenamento da Thc è di 150 libbre, che vorrebbe dire fumare 900 spinelli in una sola volta.
Bisogna comunque registrare alcuni accorgimento nell'utilizzo, come con alcol: ovviamente in uno stato alterato di sé non ci si può per esempio mettere alla guida. E ancora, è anche possibile che la marijuana possa aggravare dei seri problemi di salute, come per esempio quelli vascolari.

Uno studio pubblicato sul Giornale di Angiologia ha denunciato in Francia 10 probabili casi di forti fumatori che hanno sviluppato ischemia (insufficiente irrorazione di sangue) negli arti, che in quattro casi ha richiesto l'amputazione. Non è chiaro perché la marijuana provochi una diminuzione del flusso sanguigno, ma i problemi vascolari peggiorarono durante un periodo di consumo intenso.

Ancora la marijuana può influenzare il sistema immunitario, poiché uno dei due recettori conosciuti dei cannabinoidi è localizzato nelle cellule immunitarie, ma comunque i fumatori di sigarette (o di tabacco) possono avere un danno maggiore al loro sistema immunitario che non i consumatori di marijuana, perché fumano molto di più!

Per quanto riguarda invece gli effetti della cannabis sullo sviluppo di patologie come il cancro i dati ci raccontano storie contrastanti.
Per esempio uno studio del 1999 su 173 pazienti con cancro alla testa o al collo hanno mostrato che la canapa fumata aumentava il rischio di questi tipi di cancro (anche quelli che non fumano nulla dovrebbero essere preoccupati del cancro ai polmoni).

In realtà  non è chiaro se il THC è cancerogeno, infatti le ultime ricerche suggeriscono che possa avere un doppio effetto: favorire i tumori attraverso l'aumento dei radicali liberi, e contemporaneamente proteggere dai tumori giocando un ruolo benefico in un processo conosciuto come programmazione della morte cellulare.

Sfatiamo i luoghi comuni sull'uso ricreativo della Marijuana

canne marijuana

Sfatiamo poi i luoghi comuni sulla marijuana che ci fa diventare stupidi o influisce sulle nostre prestazioni sessuali.

Uno studio pubblicato sul giornale dell'American Medical Association (A.M.A.) ha operato con 102 quasi quotidiani consumatori di marijuana che desideravano smettere. In risultato degli esperimenti sulle loro funzioni cognitive è stato che chi faceva significativamente peggio nei test erano si coloro che ne avevano fatto uso per più tempo, ma gli scienziati hanno comunque ammesso che "Questi consumatori di lunga data erano sotto-dotati fin dall'inizio, ancora prima che cominciassero a fumare".

Per quanto riguarda il sesso la marijuana può sicuramente interferire con la capacità dei bambini di attraversare la pubertà, ma le anomalie osservate non sono assolutamente significative dal punto di vista clinico.