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Marijuana: Tutto quello che c’è da sapere su questa sostanza

pianta di cannabis

La marijuana (indicata anche con termine hindi गांजा, Gānjā) è una sostanza psicoattiva che si ottiene dai fiori lasciati essiccare delle piante femmina (le piante di marijuana infatti sono dioiche, esistono esemplari sia maschili sia femminili) di CannabisContiene diverse sostanze psicoattive, stupefacenti e non, e la principale è il delta-9-tetraidrocannabinolo, detto THC.

La marijuana è considerata una droga leggera, perché le sostanze psicotrope che contiene sono incapaci di creare dipendenza (a riguardo puoi leggerti l'articolo "L'astinenza da marijuana è possibile?").

Etimologia del termine

Marijuana è un termine angloamericano, la cui origine è probabilmente sudamericana, ma dall'etimo incerto: pare infatti che il lemma originale "marihuana" derivi da una parola náhuatl (maraguanquo) il cui significato sarebbe “pianta che dà ebbrezza”.

Ci sono diverse leggende sull'origine della parola marijuana: la prima fa risalire la nascita di “marijuana” a una ragazza di nome María Juana che portava la canapa ai soldati per fargliela fumare; ancora qualcuno sostiene che la traslitterazione sia evidentemente spagnola e che il termine sia quindi una conseguenza del dominio arabo.

Ci sono poi diversi altri termini per indicare la pianta: canapa, cannabis, maria, ganja. "Canapa", per esempio, è un termine italiano al 100% che deriva dal latino cannabis (o canabis, cannabis, canabus), che a sua volta deriva dal greco kannabis che a sua volta pare che derivi probabilmente dal sanscrito çanas. Ad oggi il termine "canapa" è utilizzato molto meno, in favore del termine "cannabis".

Cannabis invece, come abbiamo già detto, è la versione latina di “canapa”. Diventata il termine più utilizzato insieme proprio a “marijuana” negli ultimi anni e deve il suo successo al fatto che il termine rimane invariato anche in inglese."

"Maria" è invece la semplice contrazione del termine marijuana, ed è di uso più popolare. Questa forma è utilizzata soprattutto in Italia, Spagna e Francia, e deve il suo successo al fatto di essere utilizzato come una sorta di nome in codice per la pianta.

"Ganja" è invece un termine di origine indiana ed uno dei più celebri in assoluto. Probabilmente deriva dal sanscrito gāñjyā-, ma è possibile che derivi anche dalla radice *kan(n)aB- come le forme sanscrite, latine e greche osservate in precedenza.

Origine e tipologie della pianta

La marijuana nell'antichità

La marijuana si può suddividere in due tipologie rispetto alle differenti origini geografiche: indica e sativa.

La Cannabis Indica proviene dall’Asia centrale e dal subcontinente indiano (da stati come Afghanistan, Pakistan, India del Nord, Tibet, Nepal,) mentre quella Sativa trova la sua origine nelle regioni equatoriali (come Tailandia, India del Sud, Giamaica, Messico). Il primo che le classificò cannabis Indica e cannabis Sativa fu un biologo francese, Jean-Baptiste Lamarck.

Nel 1785 egli osservò che le colture di canapa presenti in Europa non presentavano alterazioni della mente dopo l'utilizzo,come invece facevano alcune varietà indiane da cui si produceva l'hashish.
Lamarck così, per distinguerle, coniò il termine Cannabis Indica, quella indiana, ed il termine Cannabis Sativa, quella che veniva prodotta in Europa. La differenza però non è riportabile solo all'origine geografica.

Un diverso metodo, molto più semplice per distinguerle, è per esempio la morfologia, ovvero l’aspetto. Le Indica infatti sono più compatte e robuste, con fiori grandi e pesanti. Le gemme (quelli che comunemente chiamiamo fiori) delle Indica tendono a formare ammassi densi intorno ai tronchi e ai rami, lasciando gli spazi intermodali relativamente liberi tra un ammasso e l’altro.

Le piante Indica sono generalmente basse, con foglie più larghe e sono particolarmente adatte per la coltivazione indoor, ovvero al chiuso. Il periodo di fioritura delle Indica sta tra i 45 e i 60 giorni: sono infatti le varietà dalla fioritura più rapida.

Le Sativa invece, nelle stesse condizioni di crescita, diventano molto più alte: di solito vengono coltivate all'aperto e possono raggiungere altezze molto sviluppate, fino a 5 metri. Le sue gemme tendono a diventare più grandi e a svilupparsi sulle lunghezze del ramo, a differenza della Indica che invece si sviluppa tra i nodi.  

Le piante di marijuana di tipologia Sativa, in genere, hanno bisogno dai 60 ai 90 giorni per raggiungere la piena fioritura, ma hanno anche bisogno di meno tempo per la crescita che precede la fioritura. Quindi, alla resa dei conti, il tempo totale reale richiesto dalle Sativa risulta praticamente lo stesso identico delle Indica.

La Sativa in generale è più difficile da coltivare in ambienti chiusi e richiede maggiore esperienza e capacità rispetto alla Indica: è proprio per questo che in genere vengono create ibridazioni mantengono l’effetto psicoattivo elevato della Indica, rendendola però più resistente alle culture indoor.

Per approfondire: Quali sono le differenze tra marijuana indica e marijuana sativa?

Gli effetti della marijuana

effetti della marijuana sulle persone

La Cannabis può provocare diversi effetti: dalla fame, alla sonnolenza, ma anche euforia.

L’effetto delle Indica viene classificato come “stone”, ovvero ha un effetto maggiormente incentrato sul corpo, accentando le sensazioni fisiche come il gusto, il tatto, l’udito, etc. Fumando indica la sensazione a cui si arriva è spesso di tipo rilassante, sia a livello fisico sia a livello mentale, risultando infatti soporifero se assunta a dosi massicce.

Le Sativa invece sono celebri più per il loro effetto “high”. Tale effetto è definibile più come cerebrale, energetico, creativo, allegro: in certi casi addirittura psichedelico.  Insomma no, non causa proprio sonnolenza!

Per apprfondire: Marijuana a scopo ricreativo: quali sono gli effetti sulla salute?

  • Sonnolenza

Il THC, è stato dimostrato da diverse ricerche, può portare ad una significativa riduzione del tempo necessario per addormentarsi, sia nel caso di persone insonni sia per chi invece di insonnia non ne soffre assolutamente. Dall'altra parte però l'introduzione di un elevato dosaggio di THC nell'organismo porta al completo annullamento di questo effetto, portando invece a dormire molto meno.

Oltre a ciò, l'introduzione di THC nell'organismo prima di andare a dormire potrebbe aumentare la durata del sonno generale: aumentandone infatti la dose aumenta anche la quantità di tempo trascorsa da addormentati. In realtà anche in questo caso dosi più elevate di THC potrebbero portare all'effetto opposto: il THC infatti, in dosi massicce, causerà una sorta di hangover, portandoci a un risveglio molto lento, in uno stato di sonnolenza e più sofferenti rispetto a chi invece ha assunto una bassa quantità di marijuana o non l'ha assunta per nulla.

Uno degli effetti più particolari della marijuana sul sonno coinvolge l’influenza sul ciclo del sonno stesso: il THC, infatti, è stato provato che porta all'aumento della quantità del sonno ad onde lente, ovvero il sonno profondo. Il sonno profondo svolge un ruolo fondamentale nel processo di restauro delle funzioni vitali: insomma è la sezione di sonno in cui l'organismo realmente di riposa e si rigenera.

Questo può essere quindi considerato un risvolto particolarmente positivo nel consumo di marijuana, considerando che molti studi hanno dimostrato che proprio la mancanza del sonno  ad onde lente produce effetti molto dannosi sul nostro organismo.

  • Fame chimica

La fame chimica è una delle reazioni più comuni che segue all’utilizzo di cannabis. Fame chimica significa avvertite una incontrollabile sensazione d’appetito, molto forte, dopo aver fumato.
Sino ad poco tempo fa non erano c'erano prove scientifiche alla base di questo fenomeno: poi  un’indagine del gruppo di ricercatori della Yale School of Medicine che ha provato ad avviare uno studio per dimostrate i motivi della fame chimica.

La ricerca ha dimostrato che la «fame chimica» venga scatenata semplicemente dalla stimolazione di neuroni solitamente predisposti alla fase opposta, ovvero sia alla soppressione dell’appetito.
Un vero e proprio paradosso insomma, nel nostro meccanismo fisiologico, come se il sistema cerebrale predisposto al controllo dell’alimentazione fosse ingannato in questo caso. In altre parole, dopo aver fumato, i neuroni soggetti vengono attivati dalla cannabis, smettendo quindi di promuovere il senso di sazietà e non rilasciando più l’ormone che ha il compito di placare la fame.

Come si assume la marijuana

Ci sono diversi metodi per assumere la cannabis.

  • Combustione

fumare la marijuana

Il primo, il più comune, è ovviamente la classica canna: il metodo più utilizzato dai consumatori, ossia il metodo tradizionale, quello utilizzato da sempre anche dalle popolazioni che iniziarono a farne uso moltissimi anni fa, utilizzando la sostanza per aiutarsi nella meditazione o come farmaco.

Fumando la marijuana i suoi effetti vengono avvertiti dal fumatore quasi subito e hanno una durata relativamente breve: circa un’ora o due (almeno se mescolata con il tabacco).

Fumare è sicuramente considerato il metodo più economico ed efficace per raggiungere l'high psicoattivo: servono solamente  cartine e filtro, o pipe, o bonghe. Tuttavia, come è facilmente immaginabile, fumare è anche il modo meno salutare di assumere cannabis.

La combustione di un composto vegetale infatti sprigiona sostanze cancerogene e la Cannabis non fa eccezione! L’erba, pur non contenendo sostanze cancerogene come il catrame delle sigarette nella sua forma naturale, quando brucia sprigiona comunque sostanze altamente nocive per il nostro organismo (soprattutto se mischiata al tabacco delle sigarette che invece come sappiamo contiene catrame, etc). Come se non bastasse, inoltre, la combustione distrugge la maggior parte dei cannabinoidi, riducendo quindi sensibilmente la loro concentrazione.

  • Vaporizzazione

vaporizzare la marijuana

Un secondo modo di assumere la marijuana è la vaporizzazione. Metodo più "salutare" della classica fumata, consiste nel surriscaldare la cannabis fino a rendere sia il THC sia gli altri cannabinoidi contenuti all'interno della marijuana inalabili sotto forma di vapore.

Il vaporizzatore può riscaldare la cannabis ad una temperatura controllata di circa 210°C, facendo così passare i principi attivi allo stato di vapore, senza però che si attivi la combustione (la maggior parte dei cannabinoidi infatti ha un punto di ebollizione a 200°C). Proprio per questo può essere considerato un metodo più salutare di assunzione: i principi attivi verranno così assunti in forma molto pura, mantenendo le caratteristiche chimiche dei principi attivi, senza creare i prodotti dati dalla combustione, offrendo oltre tutto un sapore anche più intenso.

Con la vaporizzazione si andrà quindi ad assumere una quantità d'erba inferiore per ottenere comunque gli stessi effetti di una fumata con maggiori quantità di marijuana, oltre ad un consumo molto più discreto (infatti i vaporizzatori non generano odori intensi o persistenti).

Per approfondire: Vaporizzazione Vs Combustione: Quali sono le reali differenze?

  • Ingestione

Alimenti a base di cannabis

Un terzo modo di assumere la marijuana è mangiarla! Tra gli alimenti più comuni a base di marijuana ci sono brownie, biscotti, crepes, ma anche la pizza!

Il modo migliore per cucinare pietanze a base di marijuana è far sciogliere l'erba nei grassi (come burro, olio o latte ), così da renderli più digeribili e facilmente assumibili. Il THC quindi viene digerito direttamente dall'organismo e proprio per questo gli effetti ci mettono più tempo a manifestarsi, ma dureranno molto tempo: dalle 4 alle 8 ore.

Ciò che rende veramente interessante questo metodo d'assunzione è che gli edible (le pietanze con marijuana) possono essere facilmente conservati in frigo o addirittura possono essere congelati,  garantendo comunque il prodotto psicoattivo e sempre pronto all'uso.

Quando però si cucinano pietanze a base d'erba  è quasi impossibile definire con precisione l'effettivo contenuto di THC: peso, metabolismo e abitudini alimentari del consumatore possono influire molto sugli effetti e sul dosaggio (ad esempio mangiare a stomaco vuoto tenderà ad amplificare molto gli effetti).

Entrando in digestione, il THC può avere effetti molto forti: un po' perché il dosaggio è davvero difficile da gestire e un po' perché entrando in digestione il processo è molto più veloce. Soprattutto dopo aver ingerito una quantità eccessiva di edible ci si potrebbe quindi sentire un po' a disagio o ansiosi. Cucinare la cannabis è il secondo metodo (dopo la combustione) per provocare l'effetto "high".

Nel mangiare prodotti a base di cannabis bisognerà dunque fare attenzione: per chi è alle prime esperienze è molto comune poter sbagliare il dosaggio e gli effetti possono essere veramente sgradevoli, soprattutto perché non si fanno sentire subito, ma dopo un po'. Ma in ogni caso non preoccupatevi: bevete un bel bicchiere d'acqua e rilassatevi, ci metterà un po' ma passerà.

La marijuana inoltre può essere anche bevuta: in commercio si trovano molte bevande a base di cannabis, ma si possono anche preparare delle tisane home made. L’infuso di cannabis infatti è un ottimo modo per assumere la sostanza in modo sano, senza rinunciare agli effetti psicoattivi.

Attenzione nella preparazione però: da tenere sempre a mente è che il THC non è idrosolubile (non si scioglie in acqua), ma invece liposolubile (si scioglie nei grassi). Ancora un metodo differente di assunzione della marijuana è il Blubber: esso potrebbe sembrare un normale tipo di bong, ed in effetti fa parte proprio di quella categoria, ma a differenza dei bong classici il Blubber non richiede combustione, quindi risulta ancora più salutare dei classici bong.

La legislazione italiana in merito alla cannabis

legge fini-giovanardi

Il D.P.R. 390/1999 è la legge che regola produzione e consumo di stupefacenti, oltre che le misure per la prevenzione e il trattamento delle tossicodipendenze in Italia. IlD.P.R. 390/1999 costituisce il testo unico su cui si sono applicate numerose modifiche successive: una di queste modifiche è la famosa Fini-Giovanardi, del febbraio 2006.

La Fini-Giovanardi è una legge davvero molto restrittiva, arrivando fino ad equiparare le droghe pesanti a quelle leggere, come appunto la marijuana. Tale legge fissa un quantitativo massimo per il possesso individuale, oltre il quale non si può più parlare di consumo personale ma subentra l’accusa di spaccio; per la marijuana, ad esempio, la quantità massima consentita è di mezzo grammo. 

Il 12 febbraio 2014 la Fini-Giovanardi è però stata dichiarata incostituzionale e cancellata, facendo così rientrare in vigore la normativa Jervolino-VassalliAd oggi dunque per le droghe considerate "leggere" la pena prevista va dai 2 ai 6 anni, con connessa una multa da € 5.164 ad € 77.468.

Per quanto riguarda poi la coltivazione personale le recenti sentenze giuridiche, nella fattispecie della Cassazione, indicano il limite di tre piante come quello oltre il quale può essere avviato un procedimento penale. Le piantine, inoltre, devono essere coltivate senza l’utilizzo di elementi o ausili tecnici che possano aumentarne l’efficacia psicoattiva.

La detenzione della sostanza stupefacente può avere due finalità: uso personale o cessione a terzi. Per la cannabis che viene detenuta per una successiva cessione si configura quindi il reato di spaccio.

La detenzione di sostanza stupefacente per uso personale invece configura illecito amministrativo, come previsto dall'articolo 75 TU stupefacenti (DPR 309/1990). Tale illecito però non viene mai segnalato sulla fedina penale, perché si riferisce in realtà ad una condotta penalmente lecita e quindi sanzionabile solo in via amministrativa. Questo significa infatti che il soggetto coinvolto rimarrebbe comunque incensurato; anche se la banca dati delle forze dell’ordine, che elenca i precedenti di polizia, riporterà comunque la segnalazione (quindi in caso di controllo patente per esempio è possibile che chi il soggetto venga analizzato in maniera più precisa).

Nel caso infatti in cui il soggetto coinvolto al momento dell'accertamento sia alla guida di un veicolo a motore, la normativa prevede il ritiro immediato della patente per un periodo 30 giorni.
Si avranno poi altri 30 giorni di tempo per presentare gli scritti difensivi (nei quali solitamente si sostiene la sporadicità dell'uso, uno stile di vita regolare, la stabile attività lavorativa, situazione familiare, attività virtuose, etc).

La procedura segue con il Commissario del Governo che convocherà l'interessato a colloquio (nel caso di minorenni sono inviati al colloquio anche i genitori) presso il N.O.T. (Nucleo Operativo Tossicodipendenze). Tale colloquio verrà svolto alla presenza di un'assistente sociale allo scopo di accertare le ragioni della violazione ed individuare azioni di prevenzione, riabilitazione e recupero del soggetto interessato.

Solo a questo punto della procedura il caso potrà essere archiviato o potranno essere al contrario emesse diverse sanzioni amministrative.

Ancora il possesso di sostanze stupefacenti per uso esclusivamente personale non è reato ma è certamente sanzionabile in via amministrativa, e comporta generalmente la sospensione o addirittura il divieto di ottenere uno o più documenti come la patente / patentino di guida, il porto d'armi, il passaporto e carta d'identità a fini di espatrio o permesso di soggiorno per gli stranieri.

legge che regola il consumo di marijuana

Nel caso però si incorresse in una primissima segnalazione, c’è la possibilità che il Commissario del Governo possa archiviare il procedimento con un semplice invito formale a non fare più uso di tali sostanze. Questo genere di ammonimento può essere adottato però solo alla prima segnalazione e solo per chi si presenta al colloquio richiesto (alla quale è facoltativo presentarsi, ma conviene farlo perché il caso contrario il soggetto incorrerà direttamente nelle sanzioni previste).

Nella convocazione per il colloquio verrà poi esplicitamente descritta all'imputato la possibilità di presentare una attestazione del Servizio per le dipendenze territorialmente competente (Ser.D., quello che prima era invece il  "Ser.T.") circa l'esito favorevole dello svolgimento di un programma "terapeutico e socio-riabilitativo" o "educativo-informativo" (dipende dalla sanzione che era stata precedentemente imposta).

In questo modo il soggetto coinvolto potrà rivolgersi al Servizio per le dipendenze competente del territorio ed attivare o completare il programma al termine del quale lo stesso Commissariato potrà ritenere accertato l'assenza di dipendenza di sostanze e dunque non aggiungere sanzioni o eventualmente revocare quelle adottate.

Nel caso però non fosse la prima segnalazione fatta in tema di possesso e uso personale, anche se a distanza di anni dalla precedente, verrebbero certamente comminate le sanzioni come la sospensione della patente fino a 3 anni, del passaporto e del porto d'armi fino ad 1 anno.

Per approfondire l'argomento: Marijuana per uso personale - Perchè la marijuana è illegale in quasi tutto il mondo?

La marijuana nel mondo

Stati in cui il consumo è legale

I paesi dove la marijuana è stata legalizzata sono ancora molto pochi. Negli Usa sono sette stati: Colorado, Stato di Washington, Alaska, Oregon, distretto di Columbia, California e Massachusetts (puoi leggere un articolo di approfondimento sulla legalizzazione della marijuana per scopo ricreativo e medico in questi stati cliccando qui).

La marijuana è legale anche in Uruguay (dove ogni cittadino maggiorenne può acquistare o coltivare cannabis registrandosi ad un albo dei consumatori) e in Corea del Nord.

A questi vanno aggiunti l’Olanda (dove formalmente non è legale ma è tollerata la vendita di cannabis nei Coffee Shop) e il Bangladesh, dove non esiste alcuna legge che proibisca o regolamenti l’uso di cannabis e quindi è di fatto totalmente legale.

Stati in cui il consumo è depenalizzato

Ogni Stato ovviamente ha normative diverse, anche con risvolti molto gravi per i consumatori, in termini sia di privazioni di diritti amministrativi sia di multe pecuniarie, ma che condividono il fatto di non prevedere il carcere come sanzione per i semplici consumatori. Tra questi paesi una buona parte d’Europa: Spagna, Portogallo, Italia, Svizzera, Austria, Croazia, Repubblica Ceca, Germania, Romania e Belgio; parte dell’Australia (dove in alcuni distretti rimane reato penale anche il solo consumo) e diversi paesi del sud e centro America: Argentina, Cile, Paraguay, Perù, Colombia, Ecuador, Costa Rica, Giamaica e Messico.

Stati dove il consumo è ancora condannato con il carcere

Nella maggioranza dei paesi del mondo l’utilizzo di cannabis rimane ancora totalmente illegale e passibile di processo. Si tratta di leggi tra loro ovviamente molto differenti, alcune delle quali prevedono molti anni di carcere o addirittura pene corporali, mentre altre prevedono pene più miti o comunque raramente eseguite. Tra gli stati dove il consumo è invece ancora considerato un reato penale rimane buona parte dell’Europa (comprese Francia, Gran Bretagna e i paesi scandinavi) tutta L’Africa e parte dell’Asia e delle Americhe.

Usi terapeutici della cannabis

marijuana medica a scopo terapeutico

I farmaci a base di cannabis sono molto utili per diversi generi di patologie, primi tra tutti ai malati di sclerosi multipla (per sciogliere gli spasmi), o ai malati di Aids (per stimolare l’appetito) o ai pazienti in chemioterapia per alleggerirne le conseguenze. Queste cure sono particolarmente efficaci quando vanno a sostituirsi ad analgesici che invece non fanno effetto sul paziente. In Italia l’utilizzo della cannabis per uso terapeutico è stato legalizzato nel 2013.

Le malattie o i problemi dovuti ad altre terapie che possono essere curati con la marijuana sono molte:

  • Inappetenza da farmaci chemioterapici ed anoressia, perché appunto provoca la fame chimica
  • Epilessia, in sostituzione di farmaci anticonvulsivi, che hanno gravi effetti secondari anche sull'umore
  • Disturbi psichici, soprattutto per disturbi bipolari, depressione e disturbi post traumatico da stress
  • Sclerosi multipla, in sostituzione di farmaci tranquillanti
  • Glaucoma, perché diminuisce la pressione interna dell'occhio del 25-30% in media, a volte fino al 50%
  • Asma, perché broncodilatatore
  • Alzheimer, per prevenire i sintomi e rallentarene la progressione
  • Parkinson
  • Huntington
  • Tourette 
  • Sclerosi laterale amiotrofica.

Per approfondire: Marijuana terapeutica in Italia: a che punto siamo? - Cannabis terapeutica: potenzialità e benefici

Film famosi sulla marijuana

Sono molti i film che sono stati girati sul tema marijuana. Lasciano perdere quelli dell’epoca del proibizionismo (ce li evitiamo volentieri) ecco una lista dei più famosi:

  • Half Baked – Mezzi Fatti (1998)
  • Up in Smoke (1978)
  • Super High Me (2007)
  • Strafumati (2008)
  • How High – Due Sballati Al College (2001)
  • Cocco di nonna (2006)
  • Dazed And Confused – La Vita È Un Sogno (1993)
  • Easy Rider (1969)
  • Il Grande Lebowski (1998)
  • Fuori Di Testa – Fast Times at Ridgemont High (1982)

 

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